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Marisa Rodano – La forza della politica generale prevalse sulla forza delle donne

È impressionante quanto l’Introduzione di Livia Turco sia attuale.

Livia parte da due constatazioni:

  • che la vita delle donne, ma non per tutte, era migliorata;
  • che le istituzioni della politica restavano il luogo più chiuso ed ostile all’identità femminile, alla loro storia, alla loro esperienza di vita. Perciò proponeva di «invadere le istituzioni della politica, i governi, i partiti, di diventare “materiale ingombrante”»;

Resta vero anche oggi che la situazione delle donne è migliorata; molte sono presenti nelle università, nelle professioni, nelle imprese economiche, anche con ruoli dirigenti; ma non è così per tutte: si pensi all’alto livello di disoccupazione femminile, alle giovani, più acculturate, ma costrette al precariato, alla insufficienza e anzi progressiva riduzione dei servizi per le madri lavoratrici; inoltre, per l’insieme delle donne semplici, la politica resta un luogo estraneo. Certo, oggi ci sono molte più donne in parlamento e nel governo, ma vi sono in quanto “cooptate”, scelte dagli uomini e con funzioni neutre: non sono portatrici di identità femminile.

Insomma l’obiettivo di far agire nella politica la contraddizione di sesso non si è realizzato. Il sesso maschile resta dominante e il modo maschile di fare politica continua a essere il punto di riferimento, il modello. Il sesso femminile continua a non essere nominato. Prevale l’individualismo, l’idea della politica come carriera. Non c’è “relazione fra donne” né “solidarietà femminile”. Infine il movimento delle donne nella società è frantumato in mille rivoli. Anche molte delle considerazioni della prima parte della Carta sono ancora attuali.

Sarebbe assai attuale l’idea di una trasformazione alternativa della società in una fase nella quale tutto invece in politica è ridotto a contingente. Non, invece, le schede, che contengono una quantità di proposte e di richieste programmatiche davvero eccessiva e sovrabbondante, c’è dentro tutto lo scibile. Del che mi sento in parte responsabile anche io: se non ricordo male, sono stata tra quelle che ha più insistito per inserirle. Ciononostante, alcune delle richieste (ad esempio quelle in materia di parità e di pari opportunità) sono attualissime.

Purtroppo la mia memoria si è sfollata e non ricordo quasi nulla del percorso della Carta e delle reazioni delle donne anche perché vi ho poco partecipato in quanto fino all’89, sono stata parlamentare europea e quindi assai poco in Italia.

Perché l’obiettivo che ci proponevamo non si è realizzato? Perché il partito è rimasto sordo e impermeabile?

Concordo con il fatto che venivamo da anni in cui il femminismo politico aveva segnato la vicenda italiana e i rapporti tra sinistra e donne, e che il rapporto con il PCI era uno dei punti più sensibili a questo proposito (le stesse donne comuniste avevano fatto importanti battaglie in seno al partito, a partire dall’autodeterminazione sull’aborto…). Eravamo nel 1987: in quelle elezioni il PCI perse voti, ma più donne vennero elette in Parlamento. Nel marzo del 1988 ci fu un corteo di duecentomila donne a Roma per la parità e contro la violenza sessuale. L’anno dopo ci sarebbe stata la caduta del muro di Berlino, il discorso di Occhetto alla Bolognina, il XVIII Congresso del PCI a Roma e l’elezione di Occhetto a segretario, che propose un processo di rinnovamento del PCI. E anche noi ci siamo divise: chi accettò la svolta, chi la rifiutò.

Nel 1990 ci fu il XIX Congresso del PCI, al quale si arrivò con tre mozioni, quella di Occhetto, quella di Ingrao, quella di Cossutta. Anche le donne della Carta appoggiarono mozioni diverse. Insomma, la forza della politica generale prevalse sulla forza delle donne. Poi ci fu il 1992, la fine del sistema dei partiti, dalla quale sembrò che il PCI si fosse salvato: ma è stata la rimozione del passato negli anni seguenti, l’incapacità di compiere una analisi critica della nostra storia, anzi quasi una cancellazione, che non salvava niente del passato, ad annullare la possibilità di sopravvivere al disastro del 1992. Era inevitabile che anche noi ne fossimo travolte e che anche il percorso della Carta dovesse finire.

La Carta fu tuttavia un’esperienza politica molto importante e significativa: merita di farla conoscere e di illustrarla alle donne di oggi, che sono alla ricerca di punti di riferimento in una situazione di confusione e di mancanza di progettualità.

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